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Ottimizzazione del mix di prodotto: come decidere cosa produrre e approvvigionare per massimizzare la redditività

Ottimizzazione del mix di prodotto nella supply chain.

L’ottimizzazione del mix di prodotto è una delle decisioni più complesse (e con il maggiore impatto) all’interno della supply chain. In un contesto caratterizzato da portafogli ampi, capacità limitata e pressione costante sui margini, decidere quali prodotti prioritizzare non è solo una scelta commerciale, ma una decisione strategica che influisce direttamente su operations, inventario e risultati finanziari.

Molte organizzazioni continuano a gestire il mix di prodotto in modo reattivo, guidate dalle vendite storiche o da margini teorici. In questo articolo analizziamo perché questo approccio non è più sufficiente, quali variabili devono essere considerate per ottimizzare il mix in modo realistico e come utilizzare dati di domanda, capacità e redditività operativa per prendere decisioni che migliorino l’efficienza e la stabilità del business.

Perché ottimizzare il mix di prodotto è una decisione critica per il business

L’ottimizzazione del mix di prodotto è una delle decisioni con il maggiore impatto trasversale sulla supply chain e sui risultati aziendali. Non influisce solo su cosa si vende, ma su come si pianifica, su quali risorse vengono utilizzate, su quanta scorta viene immobilizzata e su quale margine reale viene generato. Per questo motivo, il mix non può essere definito come una decisione isolata né esclusivamente commerciale.

In contesti con capacità limitata, portafogli ampi e forte pressione sui costi, ogni prodotto compete per risorse critiche. Dare priorità a un articolo piuttosto che a un altro condiziona la stabilità operativa, l’efficienza del sistema e la capacità di rispettare i livelli di servizio. Ottimizzare il mix significa decidere consapevolmente dove concentrare il focus del business per massimizzare il valore complessivo, non solo il fatturato.

Quando il mix di prodotto smette di essere una decisione commerciale

Tradizionalmente, il mix di prodotto è stato definito dall’area commerciale, privilegiando il volume di vendita o l’ampliamento del catalogo. Tuttavia, questo approccio ignora un aspetto fondamentale: non tutti i prodotti hanno lo stesso impatto sulle operations né sulla redditività reale dell’azienda.

Ogni decisione su cosa produrre, acquistare o mantenere a catalogo influisce sul carico produttivo, sull’utilizzo delle risorse critiche, sui livelli di inventario e sulla complessità operativa. Quando il mix viene definito senza considerare queste variabili, la supply chain diventa un sistema sotto tensione, con conflitti continui tra le funzioni e risultati finanziari inferiori alle aspettative.

Complessità operativa e costi nascosti per prodotto

Un mix di prodotto ampio non aumenta solo il potenziale di vendita, ma introduce anche costi nascosti: più cambi formato, più setup, maggiore complessità nella pianificazione, nel picking, nel trasporto e nel customer service. Costi che raramente vengono attribuiti correttamente a ciascun prodotto.

Di conseguenza, molte referenze che sulla carta sembrano redditizie finiscono per assorbire capacità critica e generare inefficienze che penalizzano l’intero sistema. Ottimizzare il mix significa rendere visibili questi costi invisibili e decidere quali prodotti apportano un valore netto reale, non solo ricavi.

Il problema più comune: decidere il mix di prodotto con dati incompleti

Uno degli errori più frequenti nell’ottimizzazione del mix di prodotto non è la mancanza di informazioni, ma la loro analisi frammentata. Molte aziende prendono decisioni rilevanti basandosi su una sola dimensione (domanda, capacità o margine), senza integrare l’impatto che ciascun prodotto ha sull’intero sistema.

Questo approccio parziale genera decisioni apparentemente sensate che, nella pratica, risultano poco sostenibili o scarsamente redditizie. Il mix viene definito con dati validi, ma scollegati tra loro. Quando domanda, operations e redditività non vengono analizzate congiuntamente, il risultato è un portafoglio sbilanciato che mette sotto pressione la supply chain ed erode il margine.

Ottimizzare il mix richiede esattamente l’opposto: incrociare queste tre dimensioni e comprenderne le interazioni. Solo così è possibile identificare quali prodotti prioritizzare, quali limitare e quali mettere in discussione, non secondo una logica locale, ma in base all’impatto complessivo sul business.

Domanda senza contesto operativo

Il forecast della domanda è spesso il punto di partenza per definire il mix, ma in molti casi viene analizzato in modo isolato. Si privilegiano i prodotti con i volumi attesi più elevati senza valutare se l’operazione sia in grado di assorbirli in modo efficiente.

Quando la domanda non viene confrontata con i vincoli reali di capacità, lead time o risorse critiche, il risultato è un piano non realizzabile che genera urgenze, ritardi e costi extra. La domanda, da sola, non è sufficiente per definire il mix ottimale.

Capacità senza un criterio di redditività

All’estremo opposto, alcune organizzazioni definiscono il mix in base a ciò che “entra” in stabilimento o in magazzino. Questo approccio riduce le tensioni operative nel breve periodo, ma può portare a produrre o approvvigionare articoli a bassa redditività solo perché più semplici da gestire.

La capacità è una risorsa limitata e preziosa. Utilizzarla senza un chiaro criterio di redditività operativa significa sprecare opportunità e sacrificare margine in nome di una falsa stabilità.

Margine teorico vs margine realmente eseguibile

Il margine commerciale non riflette l’impatto reale di un prodotto sulla supply chain. Non considera i costi di cambio, la complessità logistica, l’inventario associato né il rischio di obsolescenza.

Ottimizzare il mix richiede di passare dal margine teorico al margine eseguibile: quello che rimane dopo aver prodotto, stoccato, servito e pianificato il prodotto in condizioni operative reali. È questa differenza a spiegare perché molti mix “vincenti” sulla carta falliscono nella pratica.

Analisi del mix di prodotto secondo domanda, capacità e redditività.

Le tre variabili che devono guidare l’ottimizzazione del mix di prodotto

Ottimizzare il mix di prodotto non significa scegliere i prodotti più venduti, quelli più facili da produrre o quelli con il margine più alto in un foglio Excel. Significa comprendere come ogni referenza si comporta all’interno dell’intero sistema della supply chain e quale impatto reale ha sulle operations e sui risultati aziendali.

Per farlo, è indispensabile analizzare il mix secondo tre dimensioni inseparabili: domanda, capacità e redditività operativa. Queste variabili non agiscono in modo indipendente. Un prodotto commercialmente attraente può essere altamente inefficiente dal punto di vista operativo, mentre uno facile da produrre può non giustificare l’utilizzo di risorse critiche se il suo contributo economico è limitato.

Quando queste tre variabili vengono valutate congiuntamente, il mix smette di essere una somma di decisioni isolate e diventa una leva strategica. È proprio in questo incrocio che emergono i prodotti da prioritizzare, quelli da gestire con cautela e quelli la cui presenza a catalogo andrebbe ripensata.

Domanda: volume, stabilità e pattern di consumo

Non tutta la domanda è uguale. Prodotti ad alto volume ma con elevata variabilità generano più tensione rispetto a referenze con consumi stabili e prevedibili. Anche stagionalità e intermittenza incidono direttamente sulla complessità della pianificazione.

Ottimizzare il mix significa analizzare non solo quanto si vende, ma come si vende. La stabilità della domanda è un fattore chiave per ridurre urgenze, scorte di sicurezza e continue ripianificazioni.

Capacità: colli di bottiglia e risorse critiche

Alcuni prodotti assorbono capacità su risorse chiave: linee sature, processi manuali, macchinari specifici o manodopera specializzata. Dare priorità a questi articoli comporta un elevato costo opportunità.

Un mix ben ottimizzato protegge la capacità critica e la assegna ai prodotti che generano il maggior valore per unità di risorsa consumata. Questo è particolarmente rilevante nei contesti di manufacturing a capacità finita.

Redditività operativa: oltre il margine commerciale

La redditività operativa integra domanda e capacità con i costi reali. Permette di rispondere a una domanda chiave: quali prodotti apportano più valore all’azienda considerando l’intero impatto operativo?

Questo approccio evita ottimizzazioni locali e facilita decisioni coerenti tra le diverse funzioni. Il mix smette di essere definito per intuizione e si basa su dati connessi alla realtà della supply chain.

Ottimizzare il mix di prodotto non significa scegliere prodotti, ma valutare scenari

L’ottimizzazione del mix di prodotto non consiste nel classificare le referenze come “buone” o “cattive”, ma nel comprendere cosa accade quando si privilegia un criterio rispetto a un altro. Ogni decisione sul mix comporta conseguenze operative, finanziarie e di servizio che devono essere valutate in anticipo.

Per questo, ottimizzare il mix richiede di lavorare per scenari. Analizzare come cambia il sistema quando si dà priorità a volume, margine o stabilità consente di prendere decisioni consapevoli, allineate agli obiettivi aziendali e alla capacità reale della supply chain.

Cosa succede se priorizzo il volume

Dare priorità al volume può aumentare il fatturato, ma spesso comporta un incremento delle scorte, maggiore pressione operativa e rischio di saturazione delle risorse critiche. Senza una valutazione preventiva, questo approccio degrada il livello di servizio e l’efficienza.

Cosa succede se priorizzo il margine

Privilegiare il margine unitario può ridurre la complessità, ma aumenta anche la dipendenza da poche referenze ed espone l’azienda a una maggiore volatilità della domanda. Il rischio si concentra.

Cosa succede se priorizzo la stabilità

Dare priorità alla stabilità riduce le urgenze e migliora l’affidabilità operativa, ma può limitare la crescita o lasciare margine inutilizzato. La chiave è trovare il giusto equilibrio in funzione degli obiettivi strategici.

Impatto del mix di prodotto su redditività e pianificazione.

Come cambia l’ottimizzazione del mix di prodotto in base al tipo di azienda

Sebbene i principi di ottimizzazione del mix siano comuni, la loro applicazione pratica varia significativamente in base al tipo di azienda e al modello operativo. Manufacturing, distribuzione e retail condividono l’obiettivo di massimizzare il valore, ma operano con vincoli molto diversi in termini di capacità, inventario, servizio e complessità.

Per questo motivo, non esiste un mix ottimale universale. Dipende da dove si genera il collo di bottiglia, da come viene impiegato il capitale e dall’impatto che ogni referenza ha sull’operatività quotidiana. Comprendere queste differenze è essenziale per evitare approcci generici che funzionano in un contesto ma creano inefficienze in un altro.

Manufacturing: capacità finita e costi di cambio

Nei contesti di manufacturing, il mix di prodotto determina direttamente come viene utilizzata la capacità produttiva. Non tutti i prodotti impiegano le stesse risorse né generano lo stesso livello di complessità. Setup, cambi formato, sequenziamento e utilizzo di macchinari specifici fanno sì che produrre una referenza piuttosto che un’altra abbia un impatto molto diverso sull’efficienza complessiva dell’impianto.

Ottimizzare il mix nel manufacturing significa dare priorità ai prodotti che massimizzano il valore generato per unità di capacità critica, non semplicemente a quelli con maggiore domanda o margine commerciale. Un prodotto redditizio sulla carta può diventare un problema se blocca una linea chiave o fa esplodere i tempi di cambio. In questo contesto, il mix è uno strumento per stabilizzare la produzione, ridurre la variabilità operativa e proteggere il flusso produttivo.

Inoltre, una cattiva decisione sul mix tende a scaricare il problema sul breve periodo: urgenze, straordinari, continue ripianificazioni e deterioramento del servizio. Un mix ottimizzato, al contrario, consente di anticipare il carico, livellare la sequenza e allineare domanda e capacità in modo realistico.

Distribuzione: rotazione, spazio e costo di servizio

Nelle aziende di distribuzione, il mix di prodotto influisce direttamente sull’efficienza dell’inventario e sull’utilizzo dello spazio logistico. Ogni referenza occupa una ubicazione, assorbe capitale e genera costi di movimentazione, stoccaggio e trasporto che non sempre si riflettono nel margine commerciale.

Ottimizzare il mix nella distribuzione richiede di analizzare quali prodotti ruotano in modo sano e quali diventano stock strutturale. Referenze a bassa rotazione, con elevata variabilità o domanda intermittente tendono a occupare spazio e capitale per lunghi periodi, penalizzando il cash flow e aumentando il rischio di obsolescenza.

Un mix ben ottimizzato privilegia prodotti con rotazione costante e reale redditività operativa, considerando il costo di servire ogni referenza. Questo non significa eliminare la varietà, ma decidere consapevolmente quali prodotti meritano una presenza stabile a stock e quali vanno gestiti con modelli più flessibili o su richiesta.

Retail: assortimento, disponibilità e redditività per canale

Nel retail, l’ottimizzazione del mix deve trovare un equilibrio particolarmente delicato tra assortimento, disponibilità e redditività. Un catalogo ampio può migliorare la percezione del cliente, ma rischia di diluire le vendite, complicare il riassortimento e aumentare le rotture di stock sui prodotti chiave. Al contrario, un assortimento troppo ridotto può limitare le vendite e compromettere l’esperienza d’acquisto.

Ottimizzare il mix nel retail significa decidere quali prodotti devono essere sempre disponibili, quali generano traffico e quali apportano un margine reale per canale. Non tutte le referenze svolgono la stessa funzione: alcune spingono i volumi, altre la redditività, altre ancora l’immagine del brand. Trattarle tutte allo stesso modo porta spesso a inefficienze.

Inoltre, il canale aggiunge un ulteriore livello di complessità. Un prodotto può essere redditizio nel negozio fisico ma non nell’ecommerce, o viceversa. Un mix ottimizzato consente di adattare assortimento, livelli di stock e priorità di riassortimento per canale, riducendo l’inventario superfluo e migliorando la disponibilità dove genera più valore.

Il ruolo della pianificazione avanzata nell’ottimizzazione del mix di prodotto

Ottimizzare il mix di prodotto non è un esercizio occasionale né una decisione che può essere presa in modo isolato. Significa valutare molteplici variabili interdipendenti (domanda, capacità, inventario, redditività e livello di servizio) che evolvono continuamente. In questo contesto, la pianificazione avanzata diventa un abilitatore fondamentale per passare da decisioni reattive a decisioni strutturate e anticipate.

Senza strumenti in grado di connettere questi dati e analizzarli in modo integrato, l’ottimizzazione del mix si basa su approssimazioni, intuizione o analisi semplificate. La pianificazione avanzata permette di modellare la reale complessità del sistema e di valutare l’impatto di ogni decisione prima di eseguirla, riducendo il rischio e migliorando la coerenza del piano complessivo.

Perché Excel non è sufficiente

I fogli di calcolo sono ancora molto utilizzati per analizzare il mix di prodotto, ma mostrano limiti evidenti quando la complessità aumenta. Excel lavora con scenari statici, richiede un elevato sforzo manuale e gestisce male le interdipendenze tra variabili. Ogni variazione di domanda, capacità o policy impone di rifare l’analisi, rallentando il processo decisionale e aumentando il rischio di errore.

Inoltre, Excel tende a frammentare l’informazione per funzione. Domanda, operations e finanza analizzano il mix da prospettive diverse, spesso con assunzioni non allineate. Questo rende difficile ottenere una visione unica e coerente dell’impatto reale di ciascun prodotto sul sistema. Il risultato è che le decisioni arrivano tardi, con informazioni incomplete e senza una reale valutazione dei trade-off.

Quando il mix è ampio, la domanda volatile o la capacità limitata, questi limiti diventano critici. Excel smette di essere uno strumento decisionale e diventa un ostacolo all’ottimizzazione reale del mix.

Simulare l’impatto prima di eseguire le decisioni

La pianificazione avanzata consente di simulare scenari di mix di prodotto prima di applicarli all’operatività. Invece di decidere “cosa produrre” o “cosa approvvigionare” e gestire le conseguenze a posteriori, è possibile valutare in anticipo l’impatto di ogni opzione su capacità, inventario, servizio e redditività.

Questa capacità di simulazione permette di rispondere a domande chiave: cosa succede se do priorità a determinati prodotti? quali referenze bloccano la capacità critica? come cambia il margine se modifico il mix? quale livello di servizio posso sostenere senza aumentare le scorte? Quantificando questi impatti in anticipo, le decisioni smettono di essere reattive e diventano scelte informate.

Inoltre, la simulazione facilita l’allineamento tra le funzioni. Domanda, operations e finanza possono lavorare sugli stessi presupposti e sugli stessi risultati, riducendo attriti e decisioni contraddittorie. Il mix non viene più definito per intuizione o urgenza, ma diventa il risultato di una pianificazione consapevole, orientata a massimizzare il valore in condizioni operative reali.

Decisioni sul mix di prodotto basate sulla pianificazione avanzata.

Da decisioni reattive a governo del mix di prodotto

Il vero salto di maturità non sta nell’analizzare meglio il mix di prodotto, ma nel governarlo in modo strutturato e continuo. In molte organizzazioni, il mix viene corretto in modo reattivo: quando emergono problemi di servizio, saturazione degli impianti o calo dei margini. A quel punto, le decisioni sono spesso urgenti, parziali e costose.

Governare il mix significa integrare domanda, capacità e redditività in un framework decisionale comune. Il mix smette di essere la conseguenza di urgenze operative o pressioni commerciali e diventa una leva strategica, rivista con regolarità, anticipando gli impatti e allineando gli obiettivi di business.

Ridurre i conflitti tra vendite, operations e finanza

Uno dei principali benefici di un approccio integrato al mix è la riduzione dei conflitti interni. Le vendite tendono a privilegiare volume e disponibilità, le operations cercano stabilità ed efficienza, la finanza richiede redditività e controllo del capitale. Quando ogni funzione decide con dati e criteri diversi, il mix diventa una fonte costante di attrito.

Un modello di governo del mix basato su dati condivisi e scenari comuni cambia radicalmente questa dinamica. Tutte le funzioni lavorano sugli stessi presupposti: domanda attesa, capacità disponibile, impatto sull’inventario e risultato economico. Le discussioni smettono di basarsi su percezioni o urgenze e si concentrano su trade-off espliciti e quantificati.

Questo non elimina i conflitti, ma li rende produttivi. Invece di discutere “cosa vogliamo”, l’organizzazione decide “cosa possiamo fare e cosa conviene fare” in base a obiettivi chiari. Diventa così un punto di allineamento, non un elemento di blocco.

Il mix di prodotto come leva strategica ricorrente

Il mix di prodotto non è una decisione puntuale da prendere una volta all’anno durante il budgeting. È una variabile dinamica che deve adattarsi ai cambiamenti della domanda, della capacità, dei costi, del contesto competitivo e della strategia aziendale. Trattarlo come qualcosa di statico espone l’impresa a perdita di margine, rigidità operativa e decisioni tardive.

Governare il mix in modo ricorrente consente di anticipare le deviazioni e intervenire per tempo. Ridefinire le priorità produttive, rivedere l’assortimento, proteggere la capacità critica o limitare referenze a basso valore smette di essere una reazione e diventa parte integrante del ciclo di pianificazione.

In questo approccio, il mix passa dall’essere un problema “da subire” a uno strumento strategico per guidare il business. Se ben gestito, consente di bilanciare crescita, servizio e redditività in modo consapevole, adattandosi al contesto senza perdere controllo né coerenza operativa.

Ottimizzare il mix di prodotto significa ottimizzare il business

Ottimizzare il mix di prodotto non significa ampliare il catalogo né dare priorità alle referenze per intuizione o margine teorico. Significa prendere decisioni consapevoli su dove allocare capacità, capitale e sforzo operativo per massimizzare il valore reale del business. Quando il mix viene definito integrando domanda, capacità e redditività operativa, smette di essere una fonte di tensione e diventa una leva diretta di efficienza, stabilità e margine.

Le organizzazioni più mature non reagiscono al mix quando emergono i problemi: lo governano in modo continuo. Valutano scenari, comprendono i trade-off e regolano le priorità prima che l’operatività si destabilizzi. In questo approccio, il mix non è più una conseguenza di urgenze commerciali o operative, ma una decisione strategica allineata agli obiettivi di business e ai vincoli reali della supply chain.

In Imperia aiutiamo le aziende a compiere questo salto, integrando l’ottimizzazione del mix all’interno di un modello di pianificazione avanzata. Il nostro software di Supply Chain Planning consente di analizzare l’impatto reale di ogni prodotto, simulare scenari e prioritizzare le referenze con dati connessi e una visione end-to-end, proteggendo la capacità critica e il margine senza perdere il controllo operativo.

Se vuoi scoprire come governare il tuo mix di prodotto con decisioni anticipate e coerenti, richiedi una demo gratuita con i nostri esperti.

Ottimizzazione del mix di prodotto nella supply chain.

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